Accusato di arricchirsi alle spalle di ignari utenti mettendo a disposizione i dati personali dei suddetti utenti, Facebook, nella figura del CEO Mark Zuckerberg, è stato messo alla gogna da utenti imbestialiti ed associazioni di consumatori.
Facebook non è sicuro. Facebook non protegge la privacy dei propri utenti.
Zuckerberg è allora corso ai ripari facendo sviluppare al proprio staff un pannello di controllo delle informazioni inerenti ai dati personali di ciascun utente meno complicato e più funzionale: detto, fatto, pochi giorni fa è apparso il messaggio (di cui vi ho già parlato) in cui si veniva informati delle migliorie inserita e si veniva invitati a modificare, qualora non lo avessimo già fatto, le nostre impostazioni per proteggere la nostra privacy.
Stavolta tocca però a Zuckerberg alzare la voce: egli aveva già detto che gli utenti di Facebook, in linea con il must della nuova società virtuale, non si curavano della propria privacy ma anzi, avevano voglia di condividere proprio tutto dai propri gusti personali all’indirizzo di casa, perfino al numero di cellulare.
A dimostrazione della perfetta analisi che aveva fatto del suo pacchetto utenti, Mark ha contrattaccato alle maestranze che lo avevano accusato precedentemente dichiarando che in percentuale il numero di utenti che hanno modificato le proprie impostazioni personali non arrivano al 50% degli iscritti: vale a dire che in pochi si sono curati di proteggere la propria privacy.
Se il dato è corretto, e non abbiamo motivi di credere il contrario, il dubbio sorge spontaneo: quando già noi stessi non ci curiamo della nostra sicurezza perchè dovremmo sperare che lo faccia qualcun altro in nostra vece?
Il concetto di privacy o sicurezza informatica è così lontano dall’essere compreso dall’utente medio del social network che, si ha la forte sensazione, non abbia ragione alcuna di esistere.
Quando i suddetti utenti si sveglieranno dal coma social-cerebrale in cui vegetano sarà troppo tardi.




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