Il primo calcolatore della storia

Sono in molti a ritenere che gli enormi progressi dell’elettronica siano dovuti principalmente a tecnologie e sperimentazioni recenti: niente di più sbagliato!
Innanzitutto bisogna sapere che le leggi fisiche e matematiche che hanno permesso la progettazione e il dimensionamento degli odierni circuiti elettrici risalgono al tardo 1700.

James Clerk Maxwell, James Watt, Andrè Marie Ampere e tantissimi altri studiosi hanno speso le lo loro vite, professionali e private, a formulare teorie ed a sintetizzarle in teoremi e formule; senza di loro, concetti come corrente, elettricità e magnetismo non avrebbero mai fatto la comparsa nell’universo delle conoscenze dell’uomo. E di conseguenza sarebbe stato impossibile per John Von Neumann, nella prima metà del 1900 sviluppare il primo esempio di architettura di un calcolatore. Lo schema concettuale di Von Neumann sintetizzava tutti i procedimenti che avvenivano all’interno dei circuiti in 5 strutture fondamentali, ognuna delle quali era adibita a svolgere una determinata funzione ed era messa in collegamento con le altre attraverso connessioni elettriche e connessioni dati; queste strutture erano: la CPU (central processing unit) ovvero il cervello della macchina che a sua volta si divideva in Unità Aritmetico-Logica (ALU) ed Unità di Controllo (CU); la RAM (random access memory) cioè la memoria del sistema; le unità di input (come le tastiere); le unità di output (schermi e stampanti) ed infine il BUS ovvero un canale dati che collega le strutture descritte.

Tutti i pc, dal Commodore 64 agli odierni netbook sono progettati e costruiti sulla base di questo schema concettuale che, nonostante i grandi progressi tecnologici, risulta ancora valido.
Ma, in realtà, il primo pc inteso come calcolatore che la storia dell’uomo conosce risale addirittura al 150 a.C. ed è stato realizzato da un ignoto ingegnere greco nell’isola di Anticitera, l’odierna Cerigotto, nei pressi di Creta.

Il meccanismo della Macchina di Anticitera era un complicatissimo groviglio di ingranaggi in bronzo utilizzato dagli antichi abitanti dell’isola per prevedere con esattezza i percorsi siderali del Sole e della Luna: il funzionamento, all’apparenza rudimentale, implementava un algoritmo di calcolo (usato ancora oggi) basato sul rapporto 254:19 ovvero 259 rivoluzioni in 19 anni.(questo rapporto è stato tramandato fin dall’antichità ed è la base per calcolare i cicli lunari e solari).

Oggi i pezzi rimasti intatti del marchingegno sono conservati presso il museo archeologico di Atene a testimonianza che anche nel Mediterraneo vi era una fluente “industria tecnologica” così come sul Mar Rosso (Egitto) e in Oriente (Cina).

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