L’immagine che vedete qui in alto altro non è che il logo, globalmente riconosciuto, del diritto di autore(in inglese copyright) che l’autore, appunto, deteniene sulle proprie opere.
Oggi si parla di copyright, o meglio, di violazione di copyright ogni volta che ci si riferisce al file sharing ed alla pirateria informatica, a emule e bit torrent e a rapid share o, più in generale, a chiunque o qualunque sito internet condivida del materiale d’autore sul web senza il consenso di chi ne gestisce i diritti.
Da anni ormai è guerra aperta tra coloro che mettono alla gogna il file sharing in tutte le sue forme accusandolo di aver causato il crollo delle vendite del settore musica, home video e videogames e chi invece sostiene che le leggi sul copyright siano inadeguate se applicate all’ideologia stessa di condivisione universale che sta alla base di Internet.
In quest’ultima categoria si riconosce Joi Ito, un simpatico 43-enne campione di World of Warcraft, che presiede la Creative Commons: un’organizzazione no profit che si occupa della diffusione delle opere attraverso il canale della condivisione.
Secondo Ito ed il suo staff sarebbe opportuna una riscrittura di tutti gli articoli del codice civile e penale che rigurdano le responsabilità soggettive ed oggettive di chi infrange le regole del copyright; queste norme dovrebbero essere adeguate ai moderni sistemi di diffusione e condivisione dei contenuti tenendo conto dell’enorme impatto pubblicitario gratuito che guadagna ciascun contenuto acquistato, scaricato o semplicemente condiviso sul web.






