Tassa sull’equo compenso: equo per chi?

La tassa sull’equo compenso, fortemente voluta dal Ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi, torna a far discutere dopo le dichiarazioni delle associazioni dei consumatori.

Come già avevamo anticipato qualche settimana fa, questa tassa andrà a risarcire (in parte) preventivamente gli autori di opere dell’ingegno quali brani musicali, video e opere letterarie, ovvero, tutto quanto oggigiorno viene scaricato attraverso le reti di peer-to-peer.

In base al testo della legge il consumatore dovrà corrispondere un sovrapprezzo al momento dell’acquisto di un qualsiasi dispositivo dotato di memoria di massa: questi soldi andranno a finire in parti più o meno uguali nelle casse dello Stato e della SIAE.

Le associazioni dei consumatori ed alcune aziende si sono da subito schierate contro l’iniquo balzello, le une analizzando l’impatto che tale imposta avrebbe sulle tasche degli italiani, le altre temendo, a ragion veduta, un calo delle vendite.

Nokia Italia considera ingiustificata una tassa di questo tipo poichè le funzionalità di lettore musicale sono considerate attività marginali per i propri cellulari e l’acquirente, al momento dell’acquisto, paga già una piccola percentuale che viene redistribuita in base alle leggi sul diritto d’autore.

Altro consumo fà un po più di chiarezza stilando una tabella contenente dettagliatamente le quote di equo compenso che l’utente finale dovrà pagare: si parla di 10€ per un Hard Disk da 1TB, oltre 16€ per un iPod classic da 160GB, per un totale di 100€ complessivi che, ipoteticamente, ogni famiglia italiana corrisponderà allo stato per effetto del decreto Bondi.

Il ministro Bondi risponde alle critiche sostenendo che l’equo compenso non deve essere visto come una tassa ma piuttosto come un compenso dovuto per legge ai creatori delle opere d’ingegno, in linea con le moderne leggi che tutelano il diritto d’autore su tali opere.

Anche la SIAE loda le qualità del decreto Bondi definendo l’equo compenso come un giusto risarcimento dovuto ai creatori delle opere per effetto del danno provocato dal mancato acquisto del materiale originale.

Purtroppo, ci sono degli aspetti della dinamica della situazione che sfuggono sia al ministro che ai cervelloni della SIAE:

Punto 1) Coloro che sono stati da sempre abituati a pagare profumatamente Cd, mp3 e DVD verranno trattati alla stessa stregua di coloro che invece scaricano a manetta materiale pirata. Senza nessuna possibilità di far valere la propria onesta ed il proprio rispetto nei confronti degli artisti.

Punto 2) Quante volte dovrò pagare l’equo compenso per lo stesso contenuto? Supponiamo che io voglia scaricare legalmente un brano da iTunes: pago i diritti d’autore sul file scaricato (e uno!); il brano, poi, verrà salvato sul mio Hard Disk su cui ho pagato la tassa (e due) ed infine, trasferendo il brano sul mio nuovo iPod avrò pagato la tassa addirittura tre volte. E per lo stesso contenuto!

In definitiva, di dubbi ce ne sono tanti, di malcontento anche troppo, come sempre accade quando c’è da pagare una tassa ma, in realtà, ciò che veramente fa venir voglia di sorridere è il semplice fatto che si possa pensare di sconfiggere la pirateria aggiungendo un tot di soldi al prezzo di una memoria di massa.

Ragionando per assurdo: compro un portatile con un HD da 500GB, corrispondo il relativo compenso, mettiamo che sia 10€, che la SIAE usa per risarcire tutti i probabili artisti che danneggerò scaricando materiale piratato.

Io riempio il mio HD di film e cd musicali scaricati illegalmente provocando danni finanziari per diverse centinaia di migliaia di euro e la SIAE si presenta con un risarcimento di appena 10€: cosa vi fa pensare che i suddetti artisti non gli ridano in faccia?

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