Questioni di soldi: Murdoch vs Google

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Quando si studia una tattica commerciale quasi perfetta e si progetta/realizza un prodotto unico, innovativo ed efficiente il primo impatto, che poi è anche una soddisfazione, è l’innalzarsi dell’indice di gradimento di coloro che del prodotto in questione fanno uso.

Ne sa qualcosa Google, il motore di ricerca più famoso ed utilizzato del web che, da quando è stato “messo in moto” dai due fondatori Sergey Brin e Larry Page, ha conquistato la fiducia di tutti i netizen adattando ed amalgamando diverse tipologie di contenuti alle loro più disparate esigenze: Google Maps, Google Street View e, ultimamente, Google Chrome (OS e browser) solo per citare i più famosi.

Ma, quando si è all’apice del successo si diventa facilmente calamita per critiche ed attacchi di avversari invidiosi e nemici spietati. Prima la concorrenza spietata degli altri motori di ricerca storici come Altavista e Lycos, in seguito la battaglia contro Microsoft con l’avvio del progetto Chrome OS e adesso, dopo tante vittorie, per Google arriva una battuta d’arresto.

BigG è infatti finito nel mirino del magnate Rupert Murdoch, proprietario del più grosso conglomerato di aziende operanti nel settore news e comunicazioni, che accuserebbe il servizio Google News per l’attuale momento difficile della stampa mondiale.

Le quotazioni sulle pubblicazioni cartacee, difatti, sono in ribasso da mesi, l’utente medio gradisce di gran lunga un veloce zapping su internet piuttosto che acquistare un giornale e, fatto ancora più preoccupante per il mondo della stampa, i guadagni derivanti dal connubio testata giornalistica -internet sono molto bassi.

Negli ultimi giorni il magnate australiano delle comunicazioni si è espresso con parole durissime nei confronti del servizio news di Google additandolo come causa principale della crisi giornalistico – mediatica e minacciando di privarlo del servizio di indicizzazione per le news: dopo tante discussioni e accuse è quindi riuscito ad ottenere giustizia, in un certo senso.

BigG, per arginare il fiume di polemiche, ha infatti deciso di applicare una regola secondo la quale è possibile accedere e leggere le notizie direttamente sul portale di Google ma fino ad un massimo di cinque, dalla sesta in poi il sito della testata giornalistica potrà richiedere un pagamento per la lettura degli articoli. Un piccolo passo per il portafoglio di Murdoch ma un grande passo, falso, verso la violazione di uno dei principi fondamentali su cui si è sviluppato Internet ovvero la libertà di accedere gratuitamente a tutti i contenuti web.

Contrariamente a quanto il riccone d’oltreoceano possa pensare, questa imposizione potrebbe innescare una reazione a catena per cui tantissimi siti potrebbero pensare di far pagare l’accesso ai contenuti e tutto ciò, non bisogna neanche spiegarlo, non può che significare la fine di Internet!

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