Legge sull’Equo Compenso: soluzione o problema?

Nei giorni scorsi il Ministero dei Beni Culturali della Repubblica Italiana ha presentato il decreto di legge relativo alla rideterminazione del compenso per la copia privata.
Se il decreto, denominato legge sull’equo compenso, dovesse passare, come annunciato dal Ministro Bondi, il consumatore interessato all’acquisto di un qualsiasi dispositivo in grado di riprodurre materiale audio e video dovrà versare una quota anticipata per i diritti d’autore sui contenuti riprodotti in aggiunta al prezzo del dispositivo in questione.
In parole povere, se io volessi acquistare un Ipod Touch dovrò pagare non solo il prezzo del dispositivo esposto in vetrina ma anche un’ulteriore tassa.
L’ammontare di questa aggiunta verrà determinato in base alla capacità di archiviazione del dispositivo in questione: quanti più Gb di materiale potranno memorizzarsi su di esso tanti più euro dovrò versare!
I dispositivi tecnologici a cui si applicherà questo balzello saranno pc, telefonini, lettori multimediali e tutto ciò che avrà una memoria di massa in grado di archiviare e riprodurre file di tipo audio/video protetti da copyright ai sensi della legge 633/41.
La domanda è lecita: a chi verranno in realtà versati tutti questi soldi? Verranno corrisposti alle case discografiche e cinematografiche? Alla SIAE? A chi deteniene i diritti dei contenuti in questione? Oppure andranno a finanziare i milioni di costosi vizietti della nostra classe politica?
Nel dubbio ringraziate quest’uomo.

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