Facebook’s Boureau of Investigation

Mentre i fan di tutto il mondo osannano le meraviglie delle splendido universo facebokkiano (mi sia consentito scrivere) negli uffici amministrativi, o meglio, nelle stanze dei legali dell’azienda ci si appresta a fronteggiare lo tsunami di accuse e citazioni in giudizio che alcuni “storici” nemici del notissimo social network riversano da mesi su Mark Zuckerberg ed il suo progetto.

Non si tratta dei soliti detrattori del social networking nè, tantomeno, di genitori furibondi a causa delle ore che i propri figli passano su Internet ma di vere e proprie accuse di plagio mosse al CEO di Facebook.

La favola (bellissima ma poco originale, vedi Google e Napster, ndr) del programmino sviluppato da uno studente universitario nel proprio alloggio che inaspettatamente arriva al successo (ed ai soldi con la $ maiuscola) sembra cozzare irrimediabilmente contro le accuse di alcuni compagni di corso nei confronti di Mark Zuckerberg, accusato di avere spudoratamente copiato il loro lavoro: si tratta dei fratelli Vinklevoss e del loro collega Divya Narendra.
Costoro sarebbero i veri e propri fondatori del primo embrione di un nuovo social network, fruibile da tutti gli studenti del college americano di Harvard, denominato ConnectU.

Nel 2004 Zuckerberg, messo a conoscenza dei piani dei geniali programmatori, avrebbe furbescamente carpito le idee fondamentali su cui il progetto si basava per implementarle su larga scala in un social network che è poi diventato l’attuale Facebook.
Convocato di fronte alla commissione di Harvard, l’accusato riuscì a convincere i docenti e i giornalisti presenti dell’autenticità del proprio lavoro.
Oltre al danno la beffa: i Vinklevoss e Narendra furono a loro volta additati come bugiardi ed invidiosi ed invitati a cedere le armi, cosa che i ragazzi malvolentieri fecero con grande biasimo da parte dell’intero corpo dei docenti.

Questa vicenda fece rinascere l’immagine di Zuckerberg che si è conservata linda e pulita fino a qualche mese fa quando un anonimo ex studente di Harvard, coetaneo di coloro di cui sto scrivendo, in un intervista alla testata giornalistica specializzata The Crimson dichiarò di aver parlato, in tempi non sospetti, di un progetto chiamato visualize your buddy con l’allora sconosciuto Mark Zuckerberg.
I segugi di The Crimson fiutando lo scoop hanno organizzato una vera e propria inchiesta che va avanti da mesi e che coinvolge diverse personalità dell’entourage di Zuckerberg compreso egli stesso.
La battaglia legale che ne è derivata sta delineando uno scenario a dir poco catastrofico per il successo del social network Facebook: in prima battuta vi è la richiesta di risarcimento dei legali dei fratelli Vinklevoss e di Narendra che ammonta all’astronomica cifra di 65 milioni di dollari, poi vi sono da considerare le nuove accuse prodotte da questo anonimo programmatore, la reazione della commissione docenti di Harvard che potrebbe rivedere la posizione di Zuckerberg ed i suo percorso di studi e lo (scusate il termine) sputtanamento dei fatti sporchi di Facebook sulle pagine di centinaia di riviste specializzate.

Il danno economico e di immagine che ne potrebbe derivare sarebbe enorme per Facebook e giustifica perfettamente gli attegiamenti nervosi e preoccupati di Zuckerberg negli ultimi tempi.

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