Facebook: dobbiamo cominciare ad averne paura?

I fanatici dei complotti in questo momento staranno gongolando, indecisi se lasciarsi andare a tutta una serie di ve l’avevamo detto o sentirsi offesi, e in qualche modo emarginati dai più
Emarginazione resa più dolorosa dall’enorme successo che Facebook ha raggiunto negli ultimi tre anni.

In realtà i tempi non sono tanto allegri perchè quando si parla di privacy lo si deve fare con la giusta accortezza, perchè quando si gestisce un social network con oltre 400 milioni di utenti in tuto il mondo, della sicurezza della privacy di quest’enorme mole di persone non puoi non fare attenzione.

Tuttavia, poichè la stragrande maggioranza dei suddetti utenti non sa nemmeno cosa voglia dire la parola privacy, poichè ormai oltre a postare link su link poco importa loro della bontà del social network che amano tanto ed infine, poichè non è pensabile un mondo senza Facebook (qui sta tutta la gravità) il problema non viene sentito con la giusta entità.

La domanda però, accendendo un poco i neuroni, è lecita: Facebook è sicuro?


Una risposta a questa domanda hanno tentato di darla la scorsa settimana un gruppo di guru delle nuove tecnologie in un summit via internet. Nell’assemblea virtuale, difficilmente accessibile per quei 400 milioni di sempliciotti di cui parlavamo poc’anzi, sono state tratte queste conclusioni.

1) Dal 2005 al 2010 i profili utente di Facebook si sono modificati da una condizione di opt in in cui si poteva scegliere ogni singola informazione da rendere pubblica ad opt out in cui, invece, si sceglie cosa non rendere noto.

2) Negli ultimi mesi, in maniera graduale, Facebook ha sempre più permesso alle applicazioni esterne di attingere dalle informazioni dei profili degli utenti in maniera diretta.

3) Facebook ha creato un collegamento diretto tra i suoi utenti e le aziende collaboratrici vendendo, di fatto, milioni di informazioni per milioni di dollari.

Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, si difende dalle critiche sostenendo che questi non sono tempi da privacy, gli utenti del suo social network vogliono condividere.
Questo può anche essere vero, peccato che, i suddetti utenti vogliano condividere con altri utenti e non con le aziende.

Quindi, la realtà dei fatti è che Facebook è un social network che all’atto dell’iscrizione chiede all’utente il consenso per trattare i suoi dati personali.
Se l’utente non interviene, tutti i suoi dati sono esposti al pubblico ludibrio ma, quand’anche intervenisse impostando al massimo il livello di sicurezza della privacy alcune informazioni verrebbero comunque cedute ad aziende che orbitano intorno al gigante dei social network facendo incassare al caro Zuckerberg tanti milioni di dollari.

All’utente, cuore pulsante di questo mercato, ovviamente non viene corrisposto un solo centesimo.

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