Attacco hacker al sito di Poste Italiane

“Le poste italiane sono state oscurate? Perché questo atto di forza? Per dimostrare a milioni di italiani che i loro dati sensibili non sono al sicuro. Sembra pazzesco, eppure tutta la sicurezza garantita nei servizi online di e-commerce è solamente apparente. Per vostra fortuna noi siamo persone non malintenzionate, perciò i vostri dati e i vostri account non sono stati toccati; ma cosa succederebbe – continua il messaggio – se un giorno arrivasse qualcuno con intenzioni ben peggiori delle nostre? Con questo gesto quindi invitiamo i responsabili a occuparsi della grave mancanza di sicurezza nei servizi online delle Poste s.p.a.”.
Non è uno scherzo. Chiunque ieri sera, 10 ottobre, dopo le 19 si sia collegato con il sito istituzionale di Poste Italiane si è trovato di fronte questo inquietante messaggio.
Degli hacker sono riusciti a violare il protocollo di sicurezza del sito, oscurandone l’homepage e sostituendola con uno sfondo nero sul quale campeggiavano il logo di Poste Italiane e la poco tranquillizzante scritta “HACKED”.
Le migliaia di correntisti online però possono stare tranquilli, almeno per stavolta. La Polizia Postale, tempestivamente intervenuta ha dichiarato che non sono stati sottratte informazioni dal database che conteneva, numeri di conto, nomi, cognomi, indirizzi ed altri dati importantissimi dei clienti delle Poste.
L’attacco, effettuato da diversi computer con modalità detta ping pong, è stato dunque un atto dimostrativo per dimostrare l’inefficienza del sistema di sicurezza del sito.
Quest’attacco è stato curiosamente effettuato a pochi giorni dall’importante accordo siglato tra Poste Italiane e la società IMPACT (International Multirateral Partnership Against Cyber Threats) che porterà in futuro alla realizzazione di una community tra compagnie operanti nel settore ICT ed istituzioni per garantire la sicurezza delle comunicazioni informatiche.
E dire che di attacchi alla privacy ed ai dati sensibili Poste Italiane ne aveva subiti in passato, diversi anni fa, infatti, ignoti malintenzionati avevano clonato il sito e rubato degli indirizzi mail attraverso i quali contattavano i clienti chiedendo di spedirgli password e codici pin. In quel caso però sia le mail che il sito erano scritti in un italiano traballante infondendo dei dubbi sull’autenticità del sito maligno e dunque minaccia sventata.
Alla luce dell’attacco di ieri sembra che il datatraffic illegale che si svolge via web sia ormai diventato più remunerativo del traffico di stupefacenti.
You might also like
|
|
|
|
|












