Dai e dai, critica e critica, disdegna e disdegna, prima o poi la situazione doveva ribaltarsi nei confronti di Steve Jobs e della Apple.
Mesi di polemiche, di accuse e di comportamenti anti-competitivi hanno fatto dell’azienda più longeva e prolifica del mondo hi-tech un campione di antipatia creando un vero e proprio “Tutti contro Apple”; dall’eterna lotta contro Google alle beghe con Fujitsu, Nokia e Adobe, negli ultimi giorni, Apple ha attirato l’attenzione nei confronti del proprio operato criticando aspramente quanto facevano le concorrenti del mercato e adesso, con la primavera del 2010 arriva l’annuncio shok (atteso con anzia dalle suddette concorrenti) secondo cui l’azienda di Cupertino sarebbe sotto indagine da parte della giustizia americana per la condotta tenuta nella questione delle applicazioni multipiattaforma.
Per chiarezza, ecco i fatti.
L’ultima discussa decisione di Jobs e soci è stata quella di bandire tutti i software per iPhone e iPad sviluppati da terze parti che permettono ai programmatori di creare applicazioni.
Questa scelta è stata fatta per salvaguardare le applicazioni ed i software sviluppati dalla Apple stessa preferendole ed avvantaggiandole, di fatto, nei confronti delle concorrenti.
Tutto ciò, rivela il New York Post, non va solo contro le leggi non scritte sulla libera competizione ma viola, gravemente, le regole che regolano i vari standard e che vietano espressamente di favorirne uno a scapito degli altri: da qui l’indagine che a breve verrà istituita dall’ antistrust
Tempi bui per il povero Steve Jobs..






